Con la pubblicazione sulla G.U. 11.8.2012, n. 187 è entrata in vigore, a decorrere dal 12.8.2012, la Legge 7.8.2012, n. 134 di conversione del DL n. 83/2012, c.d. “Decreto Crescita”.
Nell’iter di conversione, oltre alla conferma delle novità previste nel testo originario del citato Decreto, sono state introdotte alcune nuove disposizioni, come di seguito illustrato.
REGIME IVA CESSIONI / LOCAZIONI DI FABBRICATI
Per le locazioni di fabbricati abitativi, pur essendo confermato, in generale, il regime di esenzione IVA, ora è ammessa l’opzione per l’imponibilità IVA da parte delle imprese costruttrici o che hanno eseguito, anche tramite appalto, interventi di recupero ex art. 3, comma 1, lett. c), d) ed f), DPR n. 380/2001 (Testo unico sull’edilizia), per i contratti aventi ad oggetto fabbricati destinati ad alloggi sociali ex DM 22.4.2008.
Non è più prevista l’imponibilità (per norma) delle locazioni di durata non inferiore a 4 anni, effettuate in attuazione di piani di edilizia abitativa convenzionata.
Ora quindi, le imprese costruttrici / di ristrutturazione possono optare per l’imponibilità IVA, evitando così l’indetraibilità dell’imposta relativa agli acquisti di beni / servizi effettuati per la realizzazione / ristrutturazione degli immobili. Alle locazioni degli immobili in esame è applicabile l’aliquota IVA ridotta del 10%.
Per le locazioni di fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni trova applicazione, in generale, l’esenzione IVA, salva l’opzione per l’imponibilità da parte del locatore nell’atto.
In precedenza, per le locazioni effettuate nei confronti di soggetti non passivi IVA (“privati”) nonché di imprese con diritto alla detrazione IVA in misura non superiore al 25% era prevista l’imponibilità IVA. Ora anche tali locazioni sono esenti, salvo opzione per l’imponibilità da parte del locatore nell’atto.
Per le cessioni di fabbricati abitativi è confermato, in linea generale, il regime di esenzione IVA, salva l’imponibilità ora prevista per le cessioni effettuate dall’impresa costruttrice o dall’impresa che ha eseguito, anche tramite appalto, interventi di recupero di cui al citato art. 3, comma 1, lett. c), d) ed f), DPR n. 380/2001 entro 5 anni dalla data di ultimazione della costruzione / intervento (come già disposto in precedenza) e oltre 5 anni dalla data di ultimazione della costruzione / intervento, a condizione che nell’atto sia esercitata l’opzione per l’imponibilità.
Anche per le cessioni di fabbricati strumentali è confermato, in generale, il regime di esenzione IVA, salva l’imponibilità ora prevista per quelle effettuate dall’impresa costruttrice o che ha eseguito, anche tramite appalto, interventi di recupero di cui al citato art. 3, comma 1, lett. c), d) ed f), DPR n. 380/2001 entro 5 anni dalla data di ultimazione della costruzione / intervento (come già disposto in precedenza) e per le quali il cedente esercita nell’atto l’opzione per l’imponibilità.
In sede di conversione, l’opzione per l’imponibilità è stata estesa anche alle cessioni di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali ex DM 22.4.2008.
Per effetto di tale intervento normativo, sono esenti (salvo opzione per l’imponibilità) anche le cessioni, precedentemente imponibili, effettuate nei confronti di acquirenti soggetti passivi IVA con diritto alla detrazione IVA in misura non superiore al 25% e non soggetti passivi IVA (“privati”).
Alle cessioni di fabbricati o relative porzioni per le quali, a seguito delle novità in esame, il cedente manifesta nell’atto l’opzione per l’imponibilità è applicabile il reverse charge
NUOVA MISURA DELLE DETRAZIONI PER INTERVENTI DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO E DI RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA
In relazione alla misura delle detrazioni spettanti relativamente alle spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, è confermato che per le spese sostenute dal 26.6.2012 al 30.6.2013 per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio la detrazione IRPEF, è fissata nella misura del 50% (anziché 36%) e spetta per una spesa massima complessiva di € 96.000 (anziché € 48.000) per ciascuna unità immobiliare.
Si rammenta che, dal 2012 la detrazione del 36% è stata introdotta “a regime”; di conseguenza la stessa risulta maggiorata al 50% e con il limite di € 96.000 per il predetto periodo 26.6.2012 – 30.6.2013 per poi tornare al 36% con il limite di € 48.000.
In relazione alla detrazione in esame sono confermate le disposizioni del citato art. 16-bis e pertanto la stessa è riconosciuta:
– per le sole unità immobiliari residenziali e relative pertinenze;
– in 10 quote annuali di pari importo a decorrere dall’anno di sostenimento delle spese;
– per i “consueti” interventi di recupero del patrimonio edilizio, compresi quelli di ripristino o ricostruzione degli immobili danneggiati da eventi calamitosi, a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza.
In sede di conversione è stata eliminata la disposizione che prevedeva dall’1.1 al 30.6.2013, per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, la detrazione IRPEF / IRES nella misura del 50% (anziché del 55%), fermi restando i requisiti richiesti ed i valori massimi di spesa.
Ora, la detrazione del 55% è riconosciuta per le spese sostenute fino al 30.6.2013 (in precedenza fino al 31.12.2012).
Si evidenzia che le nuove misure delle suddette detrazioni sono applicabili:
a) per le spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio ovvero di risparmio energetico da parte di persone fisiche / lavoratori autonomi il cui pagamento è effettuato, con le consuete modalità (bonifico bancario / postale), dal 26.6.2012. A tale proposito si rammenta che il bonifico incompleto determina il disconoscimento dell’agevolazione;
b) per le spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica da parte delle imprese, a decorrere dal 26.6.2012, avendo riguardo al principio di competenza, ossia per i beni mobili, al momento di consegna / spedizione ovvero alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà; per i servizi, alla data di ultimazione.
CONTRIBUTO PER ACQUISTO VEICOLI A BASSE EMISSIONI
È riconosciuto uno specifico contributo ai soggetti che:
– acquistano, dal 2013 al 2015, in Italia, anche tramite leasing, un veicolo nuovo a basse emissioni, ossia veicoli a trazione elettrica / ibrida, GPL, metano, biometano, biocombustibile, idrogeno, che producono emissioni di anidride carbonica non superiori a 120 g/km e ridotte emissioni di ulteriori sostanze inquinanti;
– consegnano, per la rottamazione, un veicolo di cui sono proprietari o utilizzatori (in caso di leasing) da almeno 12 mesi. Il veicolo consegnato deve essere della stessa categoria del veicolo acquistato e deve risultare immatricolato da almeno 10 anni prima della data d’acquisto del nuovo veicolo.
Il contributo in esame è riconosciuto all’acquirente del veicolo dal venditore “mediante compensazione con il prezzo di acquisto” e rimborsato al venditore dalle imprese costruttrici / importatrici le quali lo “recuperano” quale credito d’imposta utilizzabile in compensazione.
ABROGAZIONE DELLA C.D. “TREMONTI AMBIENTALE”
È confermata l’abrogazione della disciplina relativa alla detassazione degli investimenti c.d. “Tremonti ambientale”.
A decorrere da 26.6.2012 sono infatti abrogate una serie di disposizioni / agevolazioni elencate nell’allegato 1 al Decreto che ricomprende, in particolare, al n. 37) l’art. 6, commi da 13 a 19, Legge n. 388/2000.
In merito va evidenziato che il comma 11 dell’art. 23 in esame prevede comunque che “i procedimenti avviati in data anteriore a quella di entrata in vigore del presente decreto-legge sono disciplinati, ai fini delle concessione e dell’erogazione delle agevolazioni e comunque fino alla loro definizione, dalle disposizioni di leggi di cui all’Allegato 1 e dalle norme di semplificazione recate dal presente decreto-legge”.
Fondo per la crescita sostenibile
Il c.d. “Fondo per la crescita sostenibile” (nuova denominazione assunta dal c.d. “Fondo speciale rotativo” ex art. 14, Legge n. 46/82) istituito presso il Ministero dello Sviluppo economico ha, in particolare, le seguenti finalità: a) promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione per il rilancio della competitività anche tramite il consolidamento dei centri / strutture di ricerca e sviluppo delle imprese; b) rafforzamento della struttura produttiva (con particolare riguardo al mezzogiorno), riutilizzo di impianti produttivi e rilancio di aree economicamente “depresse”; c) attrazione di investimenti esteri e promozione delle imprese italiane all’estero.
CREDITO D’IMPOSTA PER ASSUNZIONE PERSONALE ALTAMENTE QUALIFICATO
È confermato, a decorrere dal 26.6.2012, il riconoscimento a favore delle imprese di un credito d’imposta nella misura del 35% del costo aziendale, con un limite massimo di € 200.000 annui, sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato di personale in possesso di
– un dottorato di ricerca universitario conseguito presso un’Università italiana o estera, se riconosciuta equipollente; o di una laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, elencate nell’Allegato 2 del Decreto in esame (design, farmacia, fisica, informatica, ingegneria, architettura, matematica, biologia, ecc.);
– impiegato nelle seguenti attività di ricerca e sviluppo: a) lavori sperimentali o teorici finalizzati all’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili senza applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette; b) ricerca pianificata o indagini critiche finalizzate ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi, servizi o permettere il miglioramento di quelli già esistenti o la creazione di componenti di sistemi complessi, esclusi i prototipi di cui al successivo punto; c) acquisizione ed utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale con l’intento di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati, compresa la realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali, se il relativo costo di fabbricazione è troppo elevato per utilizzarlo solo ai fini di dimostrazione e convalida. Gli eventuali redditi derivanti dall’utilizzo commerciale vanno dedotti dai costi ammessi ai fini del credito d’imposta.
Il credito d’imposta in esame:
– è riconosciuto a qualsiasi impresa, a prescindere dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali, dal settore economico in cui opera, nonché dal regime contabile adottato;
– va indicato nel mod. UNICO relativo al periodo d’imposta di maturazione ed in quello relativo ai periodi d’imposta nei quali lo stesso è utilizzato;
– va utilizzato esclusivamente in compensazione e non è soggetto al limite annuale (€ 250.000);
– non concorre alla formazione del reddito d’impresa né della base imponibile IRAP;
– non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, comma 5, TUIR.
Modalità di richiesta del credito d’imposta
Per poter fruire del credito d’imposta in esame è necessario presentare un’apposita istanza, secondo le modalità che saranno individuate da un Decreto di prossima emanazione.
Le spese sostenute devono risultare da una certificazione, da allegare al bilancio, rilasciata da un professionista iscritto al Registro dei Revisori contabili o dal Collegio sindacale (se presente). Per le imprese non soggette a revisione contabile e prive del Collegio sindacale la certificazione deve essere rilasciata da un Revisore contabile o da un professionista iscritto al Registro dei Revisori contabili che, nei 3 anni precedenti, non abbia avuto un rapporto di collaborazione o di dipendenza con l’impresa.
Le spese sostenute per la predisposizione di tale certificazione possono essere considerate per la determinazione del credito d’imposta in esame nel limite di € 5.000.
Decadenza del beneficio
La possibilità di utilizzare il credito d’imposta decade se:
– il numero complessivo dei dipendenti è inferiore o pari a quello indicato nel bilancio presentato nel periodo d’imposta precedente all’applicazione dell’agevolazione;
– i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di 3 anni (2 in caso di piccole e medie imprese);
– l’impresa beneficiaria delocalizza in uno Stato extraUE riducendo le attività produttive in Italia nei 3 anni successivi al periodo d’imposta in cui ha fruito del contributo;
– sono definitivamente accertate violazioni non formali, sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente, per le quali sono state irrogate sanzioni non inferiori a € 5.000 o violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori, nonché nei casi in cui sono emanati provvedimenti definitivi della Magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.
STRUMENTI DI FINANZIAMENTO PER LE IMPRESE
Le società di capitali e le società mutue assicuratrici diverse dalle banche e dalle micro-imprese possono emettere, quali strumenti di finanziamento, cambiali finanziarie, c.d. “mini bond”, facendosi assistere da un c.d. “sponsor” (banca, impresa d’investimento, società di gestione del risparmio (SGR), società di gestione armonizzata, società d’investimento a capitale variabile (SICAV), avente una succursale costituita in Italia).
A seguito delle modifiche apportate in sede di conversione i suddetti strumenti di finanziamento emessi dalle imprese possono ora avere una scadenza che varia da un minimo di 1 mese ad un massimo di 3 anni.
NUOVA “IVA PER CASSA” – Art. 32-bis
È stata ampliata la portata applicativa della c.d. “IVA per cassa”, prevedendo l’“esigibilità differita” dell’IVA con riferimento alle cessioni / prestazioni eseguite da soggetti passivi con un volume d’affari non superiore a € 2.000.000 (attualmente il limite è pari a € 200.000) nei confronti di soggetti passivi d’imposta.
La disposizione in esame non si applica qualora: 1) il cedente / prestatore si avvale di “regimi speciali IVA” (ad esempio, regime del margine); 2) l’acquirente / committente assolve l’imposta mediante l’applicazione del reverse charge; 3) l’acquirente / committente è un soggetto privato.
L’IVA, fermo restando il momento di effettuazione dell’operazione, risulta quindi esigibile al momento del pagamento.
Va tenuto presente però che per i soggetti in esame “l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta relativa agli acquisti dei beni o dei servizi sorge al momento del pagamento dei relativi corrispettivi”.
Rispetto alla disciplina vigente, l’acquirente / committente può detrarre l’IVA a credito al momento di effettuazione dell’operazione, a prescindere dal fatto che il pagamento della fattura non sia stato ancora eseguito.
Decorso un anno dall’effettuazione dell’operazione, l’imposta diviene comunque esigibile a meno che l’acquirente / committente, prima di tale termine, non sia stato assoggettato a procedure concorsuali (rispetto alla disciplina vigente non sono richiamate le procedure esecutive).
Per beneficiare dell’esigibilità differita oltre a dover esercitare un’opzione, il soggetto interessato dovrà riportare in fattura un’apposita annotazione, in mancanza della quale l’imposta è considerata esigibile al momento di effettuazione dell’operazione (esigibilità immediata).
L’operatività delle nuove disposizioni è comunque subordinata all’emanazione di un apposito DM, da emanare entro l’11.10.2012.
n.b.: a decorrere dalla data di entrata in vigore della “nuova” disciplina, sono abrogate le disposizioni dell’attuale regime contenute nell’art. 7, DL n. 185/2008.
DEDUCIBILITA’ DELLE PERDITE SU CREDITI
Le perdite su crediti sono deducibili in ogni caso se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali o se le stesse risultano da “elementi certi e precisi”.
In merito, gli “elementi certi e precisi” sussistono se:
a) il credito è di modesta entità e sono decorsi 6 mesi dalla scadenza del pagamento dello stesso. In merito il Legislatore precisa che il credito è di modesta entità per le imprese “di più rilevante dimensione”, ossia quelle con un volume d’affari o di ricavi non inferiore a 100 milioni di euro, quando lo stesso non supera € 5.000 (in merito va evidenziato che sono considerate imprese “di più rilevante dimensione” quelle con un volume d’affari o di ricavi non inferiore a 100 milioni di euro) e per le altre imprese quando lo stesso non supera € 2.500;
b ) il diritto alla riscossione del credito è prescritto.
SRL “A CAPITALE RIDOTTO”
Come noto, in base all’art. 2463-bis C.c., i soggetti aventi determinati requisiti possono costituire una “Società a responsabilità limitata semplificata”.
È confermato che la nuova tipologia di società, il cui capitale sociale non può essere inferiore ad € 1 e superiore a € 10.000, può ora essere costituita anche “da persone fisiche che abbiano compiuto i trentacinque anni di età alla data della costituzione”.
Va evidenziato che in tal caso:
– la costituzione può avvenire mediante contratto o atto unilaterale;
– l’atto costitutivo va redatto per atto pubblico;
– gli amministratori possono anche essere persone fisiche diverse dai soci;
– la denominazione di srl a capitale ridotto, l’ammontare del capitale sottoscritto e versato, la sede della società e il Registro delle Imprese presso il quale la stessa è iscritta devono essere indicati negli atti, nella corrispondenza e “nello spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato con la rete telematica ad accesso pubblico”.
Inoltre è previsto che alle srl a capitale ridotto sono applicabili, in quanto compatibili, le disposizioni del Codice civile in materia di srl “ordinaria”.
In sede di conversione è stato previsto che il MEF promuove un accordo con l’ABI al fine di fornire credito a condizioni agevolate ai soggetti di età inferiore a 35 anni che costituiscono una società in commento.
PARTITE IVA “FITTIZIE”
La c.d. “Riforma del lavoro” ha introdotto una specifica disposizione al fine di contrastare il fenomeno delle partite IVA c.d. “fittizie”, ossia quei casi in cui le prestazioni di lavoro rese in regime di lavoro autonomo o da soggetti titolari di partita IVA rappresentino di fatto rapporti aventi le caratteristiche tipiche di una co.co.co. e/o del lavoro subordinato.
In sede di conversione, sono state, in particolare, modificate le lett. a) e b) del comma 1 dell’art. 69-bis, D.Lgs. n. 276/2003 disponendo che le condizioni ivi previste devono perdurare per 2 anni consecutivi. Di conseguenza il nuovo testo modificato è il seguente:
“Le prestazioni lavorative rese da persona titolare di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto sono considerate, salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione coordinata continuativa, qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti: 1) che la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi;
2) che il corrispettivo derivante dalla collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro di imputazione di interessi, costituisca più del 80 per cento dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni solari consecutivi;
3) che il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente”.
CREDITO D’IMPOSTA SISMA EMILIA ROMAGNA
È stato introdotto un credito d’imposta a favore delle imprese / lavoratori autonomi colpiti dal sisma del 20.5 e 29.5.2012 che alla data del 20.5.2012 avevano la sede legale / operativa in uno dei Comuni dell’Emilia Romagna interessati dal sisma e che hanno subito la distruzione o l’inagibilità dell’azienda o dello studio.
Il credito d’imposta è pari al costo sostenuto entro il 30.6.2014 per la ricostruzione / ripristino / sostituzione dei beni d’impresa / lavoro autonomo danneggiati o distrutti dal sisma per i quali è stata fatta denuncia al Comune ed è stata ricevuta apposita “verificazione”.
In particolare è disposto che il credito d’imposta in commento va indicato nella “dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di maturazione del credito” e nelle dichiarazioni successive al fine di evidenziarne l’utilizzo; è utilizzabile esclusivamente in compensazione; non rileva ai fini reddituali / IRAP.
Al fine di poter usufruire del credito d’imposta i soggetti interessati dovranno presentare un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate. Con un apposito DM, da emanare entro l’11.10.2012, saranno fissate le modalità operative.
La stessa Agenzia individuerà, con riferimento a ciascuna istanza accolta, la quota di credito d’imposta fruibile dal soggetto interessato in ciascun degli anni 2013, 2014 e 2015 tenuto conto del “limite massimo di spesa” annuale di 10 milioni di euro.
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